foto di gruppo

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venerdì 7 novembre 2008

BRACCONAGGIO

BRACCONAGGIO

Per bracconaggio s’intende la cattura ed il commercio di fauna selvatica con metodi non consentiti e per ricavarne profitto, ad esempio con l'uso di reti, trappole, richiami acustici, ecc...
Ma col termine bracconaggio si vuole indicare anche la caccia a specie protette o non cacciabili, con armi e munizioni non consentite, all’interno di parchi o riserve, in mancanza di licenza di caccia, in periodi di silenzio venatorio, con orari diversi da quelli indicati nel calendario venatorio o fuori dalla stagione venatoria e comunque trasgredendo qualsiasi articolo della legge nazionale e regionale sulla caccia.

In Italia, le tre zone maggiormente colpite dal bracconaggio sono:

Vecchio manifesto contro
il bracconaggio al pecchiaiolo (adorno)

- Lo Stretto di Messina nel versante calabrese, dove da decenni si spara al falco pecchiaiolo durante la migrazione primaverile ed autunnale, a puro scopo di divertimento o per stupide tradizioni;

- Le Valli bresciane, dove i bracconieri mettono trappole ad archetto per la cattura di pettirossi (ed altre specie) a scopo culinario. All'animale che viene intrappolato gli vengono spezzate le zampette;


- Sardegna, nel Sulcis meridionale, in provincia di Cagliari, dove i bracconieri catturano i turdidi per scopo culinario. Appongono trappole a cappio, dove l'uccello, attirato con un'esca, muore per asfisia. Oppure reti verticali di nylon per uccellagione dove gli uccelli muoiono dallo stess.


Vi sono altri metodi di bracconaggio quali i cavetti a cappio per la cattura di ungulati, i richiami acustici per le quaglie, la cattura di fringillidi con reti a scopo canoro, la caccia notturna al ghiro che viene poi cucinato nei ristoranti, ecc.Questi ed altri luoghi vengono presidiati dal Corpo Forestale in collborazione con la Lipu e altre associazioni. La Lipu organizza anche campi antibracconaggio.



PALERMO - IL TRAFFICO ILLECITO DI CARDELLINI


Cardellino (foto Toni Puma-AReA multimediale)
In Sicilia, nel palermitano, c'è l'usanza di catturare fringillidi (in particolare cardellini ma anche lucherini, verdoni, verzellini ecc.) con reti di cattura a scatto.
Avendo precedentemente preparato il terreno con fiori atti ad attirare i cardellini, intorno all'area appendono delle gabbiette con i cardellini da richiamo - i quali, appena si avvicina lo stormo, ne attirano l'attenzione. In questa fase il bracconiere tira le corde delle reti che si chiudono su tutta l'area preparata, imprigionando tutti gli uccelli. Al momento della cattura, molti uccelli muoiono dallo stress o perchè vengono schiacciati l'uno contro l'altro.
Il cardellino viene utilizzato per l'accoppiamento con la femmina di canarino, dalla quale ne esce un ibrido dalle capacità canore ben superiori a quelle del cardellino stesso. Questi poveri uccelli, una volta catturati, vengono concentrati per mesi fino a un centinaio in singole gabbie molto basse, dette 'ricevitori'. In questa seconda fase ne muoiono altrettanti individui a causa di mancanza d'igiene e dallo stress provocato dalla presenza dell'uomo. La domenica mattina vengono messi in vendita a Palermo, nel mercato storico di Ballarò, davanti a centinaia di persone ben consapevoli del commercio illegale.
A causa del lungo periodo di cattività, una volta sequestrati dalle Forze dell'Ordine, difficilmente riuscirebbero ad involarsi ed a sopravvivere. Vengono quindi consegnati al Centro Recupero dove seguirà una fase di cura ed ambientamento per la successiva liberazione.
La LIPU di Palermo (in passato anche assieme a LAV, Legambiente e WWF) si sta attivando, tramite esposti a Prefettura, Questura e Forestale e comunicati stampa, per cercare di debellare tale fenomeno. La vendita probabilmente continua anche tramite altri canali ed è difficile individuare i luoghi dove avvengono le catture e dove vengono detenuti i cardellini.
Qualche volta i cardellini ed altri fringillidi, così come altre specie selvatiche, vengono venduti in fiere ornitologiche, altri mercati storici o rionali e in negozi di animali. Se gli uccelli hanno l'anello alla zampa (di solito colorato e inamovibile) e provvisti di documenti, teoricamente è tutto in regola ma gli anelli potrebbero essere contraffatti. Per sicurezza è meglio fare la segnalazione al servizio CITES del Corpo Forestale ai segueni numeri 0917074088 - 0917074089 - 0917074091.



FALCONERIA: UN INSULTO ALLA FAUNA SELVATICA

Ultimamente sta rinascendo la moda della falconeria, pratica utilizzata nel medioevo, ed ora in forte espansione. La cosa più assurda è che si tratta di un’attività del tutto legale, usata a volte negli aeroporti per allontanare stormi di uccelli “problematici” per gli aerei (pratica discutibile, come se i rapaci non esistessero già in natura), ma usata sempre più spesso per dimostrazioni al pubblico con rappresentazioni medioevali. Riteniamo che la falconeria sia un’azione diseducativa soprattutto nei confronti dei bambini perché i rapaci utilizzati appartengono alla fauna selvatica e tali devono rimanere, liberi di volare. Bisogna far capire alla gente che i rapaci sono all’apice della catena alimentare, contribuiscono a mantenere l’equilibrio naturale, e tenerli in gabbia non serve assolutamente a nulla. Oltre il fatto che i falconieri inducono i bambini ad imitarli, andando poi quest’ultimi a cercare i nidiacei nei nidi per allevarli in cattività, in maniera illegale e scorretta, finendo poi per abbandonarli perché non in grado di gestirli.

Ma il furto ai nidi è purtroppo una pratica illegale sempre più frequente effettuata da professionisti che allevano i rapaci in cattività per poi utilizzarli negli spettacoli di falconeria.

Il traffico di rapaci è al 4° posto dopo quello di droga, armi e prostituzione! Una coppia di aquile può essere venduta fino a 20 mila euro!

 

 

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